Giorgio Di MaioFOTOGRAFIA

TESTI CRITICI / GIGLIOLA FOSCHI

Armonia nascosta.

Gigliola Foschi · febbraio 2020

Le fotografie di Giorgio Di Maio, della serie Armonia nascosta, comunicano fin da subito un senso di soave calma, di luminosa e serena quiete. Eppure ciò che egli mostra pare molto semplice e banale; si tratta infatti di piccoli scenari urbani osservati da vicino e come intrisi di gentile modestia: pareti di case anonime dai delicati colori pastello; un cancelletto che si apre su muri sovrapposti; la cima di un ombrellone che spunta da dietro un muro; l’antica scaletta di un qualche paesino… Nulla di fastoso, di eccentrico, di abbagliante per la sua bellezza o al contrario per la sua perturbante bruttezza. Piuttosto un susseguirsi di forme architettoniche, subito riconoscibili nella loro semplicità, nella loro affabile disponibilità a rapportarsi l’una all’altra, così da formare un insieme rasserenante che si dispone sul piano dell’immagine fotografica come una serie di colori e ombre, segni e geometrie intimamente e inaspettatamente connessi tra loro. Non una figura umana o una scritta, non un segnale che ci indichi un luogo preciso, o la storia stessa di quello luogo. Tutto tace in una tranquillità semplice e senza tempo, tutto pare pervaso da un silenzio musicale, dalla poesia di volumi e geometrie che si sovrappongono o si relazionano a vicenda, creando rime e ritmi senza parola alcuna. Secondo l’autore stesso, la fotografia è “un linguaggio per estrapolare punti di vista stratificati nella storia: identità ed esistenze che scorrono in sintonia nel divenire, tracce immateriali rese visibili”. Tracce che, nell’immagine finale, si rapportano tra loro creando un equilibrio compositivo, una sorta di unità instabile e proprio per questo preziosa. Ma da dove viene allora questa impressione di trovarci immersi nella pace di una rasserenante armonia invisibile a occhi distratti? Si narra che nel 1799 il grande esploratore Alexander von Humboldt, una volta giunto sull’isola di Tenerife, nell’arcipelago delle Canarie, cadde in ginocchio piangendo di fronte all’assoluta perfezione del paesaggio, nella Valle de La Orotava: un vero rapimento estatico dovuto alla rivelazione di un mondo naturale che per la prima volta gli si manifestava all’apice della sua cosmica armonia.

Ebbene, nessuna estasi travolgente ci viene incontro contemplando le immagini di Giorgio Di Maio. Ma non per una caduta della perfezione divina nella profana imperfezione del mondo di ogni giorno. Piuttosto, le lacrime mistiche che avevano inondato von Humboldt si stemperano nella quieta e commossa scoperta che proprio l’armonia, anche se spesso occultata dalla brutalità o dalla volgarità del mondo profano, non scompare mai del tutto. Permane invece come una armonia nascosta, come una tacita, lieve perfezione, che può rivelarsi a colui che con delicata attenzione si mette alla sua ricerca. E’ appunto quello che ha fatto Giorgio Di Maio nel suo lavoro di poeta fotografo e architetto. Come spiega lui stesso con filosofica competenza: “Rieducando l’occhio alla visione di permanenze armoniche anche in luoghi inaspettati, si contribuisce alla rivalorizzazione del ‘sempre avuto sotto gli occhi’, all’attenzione per il semplice e l’essenziale. Armonia significa essere d’accordo: dell’individuo con ciò che lo circonda, con un suo simile, con la sua interiorità. Il fine ultimo della fotografia dell’armonia nascosta è la Pace”. Così ci si chiarisce infine la ragione di quella cosmica serenità che promana dalle immagini di Di Maio e che intimamente ci pervade, donando appunto un senso di quiete consapevole. Il lavoro di questo autore ci invita infatti ad affinare il nostro sguardo, a cogliere a poco a poco la permanenza di quel silenzio calmo che permane sotto i rumori del mondo, la persistenza di quei colori, di quelle forme, di quei volumi che, ricomponendosi assieme nelle sue immagini, formano un Tutto armonioso e onnipervasivo, un’Unità cosmica nella quale noi stessi ci troviamo implicati e rasserenati.

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