ABOUT

introduzione

Sono nato a Napoli. Perciò non sarò mai un artista newyorkese. Sarò sempre uno scugnizzo, vicino ai Sciuscià di Vittorio De Sica. Gli amici e il pallone; la strada. Tante passeggiate a vedere il golfo, come tutti i napoletani, innamorato della propria città. Erano gli anni delle musiche di Pino Daniele e dei film di Massimo Troisi. Ma già conoscevo tutto del ‘principe della risata’ Totò e del drammaturgo Eduardo.
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Il napoletano è un essere che aspira alla passione. Sente il sole, il caldo, il sudore e si droga della sua incapacità all’aplomb. Deve strillare, cantare, toccare. Ostentare la sua carnalità. Anche con comportamenti sudici. Vuole entrare nella pelle delle cose. Non ha pregiudizi. Soltanto un presuntuoso complesso di superiorità, quasi che l’essenza della vita fosse stata posta proprio li, in quei luoghi dove è nato. E che solo da Napoli si potesse espandere nel resto del mondo. Ma sempre più lieve, più educata.

Del resto Napoli è città vulcanica. I fumi solfurei escono qua e là, per luoghi non asfaltati e da sparsi tombini. Al vulcano solenne, presente, minaccioso, ci si ispira. Il cuore innamorato sgorga lava bollente, come sono le parole nello sforzo poetico verso la donna amata.  Se poi finisce, la canzone napoletana fornisce tutto il repertorio dello Sturm und drung nel ricordo del disilluso amore, del tradimento, dell’abbandono. La ferita deve essere mortale, per evitare che faccia male.

Perchè, in tutto questo nato in una afosissima giornata d’estate, il 31 luglio, abbia poi trovato lo spirito per dedicarmi a un sentimento orientale, quasi buddhista, quale l’Armonia, la quiete, la pace, l’eternamente stabile, lo si deve alle vicende della vita che, per purificarti, ti hanno fatto passare attraverso la disperazione. La perdita improvvisa e susseguente di quanto fino allora ti era più caro.

Innanzi all’imponderabilità della vita e alla presa di coscienza di doverci restare inevitabilmente e comunque, anche se avresti voluto esser-Ci non come ti era capitato, sono le cose che mi hanno condotto sulla strada della costruzione dell’equilibrio.

 

biografia:

Giorgio Di Maio è laureato in Architettura. Durante gli studi incontrò due importanti amori: l’architetto organico F.L. Wright ed il Neoplasticismo, con Theo van Doesburg e Mondrian. Il  Wasmuth Portfolio, dell’ architetto americano pubblicato a Berlino nel 1911, è stato per tutti gli anni universitari il libro sempre aperto, studiato per la capacità di comporre armonicamente i differenti spazi e le relative funzioni in planimetrie finali unitarie, perfettamente equilibrate. La sua prima mostra è stata Colonie di artisti, una ricerca storica di tre episodi di architettura europea legati al ruolo dei mecenati che li promossero. Hanno fatto seguito Frammenti, Ombre, alla fine..l’amore, Basilicata, non è Napoli, mostre nelle quali Giorgio Di Maio rivela già alcuni dei futuri caratteri distintivi del suo modo di fotografare: l’attenzione al particolare piuttosto che all’eccezionale; la rivalorizzazione del quotidiano; la decadenza della materialità; l’identità degli opposti; l’equilibrio ricavato dalla tensione ed integrazione delle diversità; la ricerca di una presenzialità spirituale. Negli ultimi anni abbandona progressivamente l’attività professionale di architetto e, muovendo dallo studio di Eraclito, comincia a dedicarsi alla ricerca dell’Armonia nascosta, presente nel reale che ci circonda,  individuata tramite il linguaggio delle Avanguardie figurative. Per il Milano PhotoFestival ha esposto a Palazzo Castiglioni il suo lavoro Milano in armonia nell’aprile 2018.

La ricerca de L’armonia nascosta è stata pubblicata da alcuni dei più importanti magazine dedicati alla fotografia.

Le foto sono in vendita su Artsper, piattaforma on-line n. 1 in Europa per l’Arte contemporanea. 

Per contatti: info@giorgiodimaio.it